Il mio bambino

Siamo nati dalla stessa luce,
ci siamo smarriti sul sentiero,
come fogli di carta dal vento dispersi,
ci siamo allontanati e
persi.

Ci siamo sempre cercati,
e su questo sentiero
uguale per tutti e per tutti diverso,
l’ho incontrato.

Su questa strada dove
c’è chi corre a perdifiato,
uno si ferma,
l’altra ti sfiora,
uno all’ombra riparato,
un altro è caduto.

E il bambino piange e non so che fare.
Cosa vuole?
(dagli amore, dagli amore).
Chi si gode la vista,
chi non segue il sentiero e va fuori pista,
chi si guarda attorno spaesato,
chi fa l’arrivista,
chi si crede nella ragione, ma ha sempre sbagliato,
chi non vede l’ora di arrivare
e chi vorrebbe iniziare daccapo.

Il mio bambino piange e non so che fare.
Cosa vuole?
(dagli amore, dagli amore).
A volte mi vorrei fermare,
che tanto lo so come và a finire,
non si vede ancora il gufo,
chissà dove sarà.
Il gufo?
Sul ramo in attesa sta.

Una mi guarda un attimo,
i suoi occhi mi rimangono nel cuore,
per un po’, solo per un po’
mi fanno male.

E il mio bambino piange e non so che fare.
Cosa vuole?
(dagli amore, dagli amore).
Poi rimangono indietro come tutte le cose che ho perso,
mi seguono ancora come una scia,
ritorneranno, forse, al calar del sole,
ed io avrò una visione d’insieme,
un modo di vedere diverso.
Che tanto è inutile pensarci ora,
non è il momento, non è il luogo,
la giusta ora.
Andrà come deve andare,
sarà quel che sarà.
E il gufo?
Sul ramo in attesa sta.

E il mio bambino piange e non so che fare.
Cosa vuole?
(dagli amore, dagli amore).
E intanto vado al passo che mi pare,
il lago è calmo, l’acqua è cheta
e non fa rumore.
Il bosco si piega su di me,
quasi mi vuole abbracciare,
il bosco si piega su di me,
forse spinto giù del peso delle stelle,
forse mi vuole soffocare.

E il mio bambino piange e non so che fare.
Chissà, chissà cosa vuole.
(vuole amore, vuole amore).
È quasi notte e sul sentiero,
si diradano le anime,
chi mi camminava accanto è rimasto indietro,
oppure è troppo avanti,
irraggiungibile,
che poi tanto ognuno,
alla fine del cammino è solo,
si sciolgono i nodi al cuore,
li lasci andare,
sai che prenderanno il volo,
non puoi vedere,
ma il gufo è vicino e lo puoi intuire.

E il mio bambino piange e ora sò che fare.
(lo devi amare, lo devi amare).
E il gufo sta di vedetta,
più che gufo è una civetta,
sono a metà del cammino,
prima che giunga il mattino
lo vedrò alzare.
E intanto che aspetto continuo ad andare.

Il mio bambino è qui con me
e non ci lasceremo mai.
(continuate a camminare, continuate insieme).
Si fa stretto il sentiero
e aumentano gli ostacoli,
uno sotto ogni sasso,
un fosso ogni passo,
si fanno stretti ed angusti,
il sottobosco cede agli alberi robusti.

C’è un ciuffo di capelli oltre la siepe,
sotto due occhi profondi
e lo sguardo fiero di dea greca.
Il mio bambino la vede,
quei suoi occhi rotondi
e il sorriso accennato,
il cuore rallegra.
Sembra smarrita,
le tende la mano,
la bambina la prende,
il suo corpo sottile
emana calore.
Il suo corpo sinuoso
è un percorso tortuoso,
il suo corpo emana una luce.

Il mio bambino ci crede, il mio bambino sorride.
(non la lasciare, non la lasciare).
Si assopisce il gufo,
ci prenderà con sé più in là lungo il cammino.
Intanto è con noi la civetta,
(non la lasciare, non la lasciare)
ci porterà li dove sarà compiuto il nostro destino.
Entreremo in quel buco nero dove tutto è iniziato,
chiuderemo gli occhi, tratterremo il fiato.

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