Invisibile

Invisibile da quando sono nato,               per necessità o destino,                           lo sono sempre stato.

 

 

E a voi che importa quando sono nato?
Del mio presente,
mio passato,
futuro sconosciuto,
assente, non pervenuto.

Cosa volete sapere,
cosa volete giudicare?
Come, come vi permettete
di parlare?

Ogni ferita,
ogni dolore l’ho provato io,
sulla mia pelle,
sul mio cuore,
sulla mia vita.

E sono caduto
e ho annaspato,
morto e poi rinato,
ogni volta, ogni santissima volta,
ogni fottutissima volta,
mi sono rialzato.

In piedi a stento,
zoppicando,
ho ripulito il selciato
insanguinato.

Passo dopo passo,
a rilento,
ho iniziato a camminare,
adagio, mi muovevo sottovento
per non farmi catturare.

Nascosto,
invisibile con le cicatrici da sanare.
Che se nessuno mi vede non esisto,
nascosto al sole posso guarire.
Io r_esisto.

cosa vuoi che ti dica di questa vita?
Che la sabbia è solo il ricordo di una roccia,
e quel che vedi è solo l’essenza,
il mare, goccia a goccia,
per sottrazione
ha eliminato tutta l’eccedenza.

Quel che resta sono io,
un coccio di vetro senza valore,
qualcosa che si nasconde tra la folla,
niente di nuovo, niente di buono,
un essere senza dio,
di parte senza arte.

Perché sono solo un uomo,
quello che tu sei riuscita a vedere,
al di là di questo naso da Cyrano,
quello che solo tu puoi chiamare amore,
ora è qui e ti tende la sua mano.

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